Interviste

Per Marta Viola il mezzo fotografico è una possibilità, un indizio che apre strade e formula interrogativi

Marta Viola realizza progetti con associazioni del terzo settore e istituti scolastici utilizzando il mezzo fotografico per favorire processi inclusivi.

Nel 2018 pubblica Sangue bianco [Ed. Seipersei] libro in cui racconta con immagini e testi il suo percorso di malattia. Partecipa alla seconda edizione di Human, laboratorio a cura di Yogurt, in cui realizza Cotton Candy

Il progetto fotografico Cotton Candy sarà visibile in Sala Veratti e sabato 29 maggio presso Villa Mirabello l’autrice presenterà il libro Cotton Candy edito da Yogurt.

L’abbiamo incontrata in questi giorni e ci ha raccontato quanto il mezzo fotografico sia per lei una possibilità. Un indizio capace di aprire strade e formulare interrogativi

Marta Viola
Come nascono i tuoi progetti fotografici, qual è il processo?

Dipende dalla natura del progetto, che a sua volta è influenzata dal vissuto che l’accompagna. Mi è capitato di descrivere il qui ed ora, così come ho ricostruito narrazioni documentando quello che era rimasto e dava vita ad altro. Mi piacciono anche le operazioni di fantasia o verosimiglianza, nel senso di provare a colmare parti mancanti delle storie e da lì sviluppare filoni di racconto. Il principio è l’esigenza di esprimere e dare forma a qualche tipo di “sentire”, solo questo può sorreggere una produzione. In ogni caso, metto in campo il mio pensiero critico applicandolo a ciò con cui mi rapporto.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? 

Potenzialmente qualsiasi sfumatura, sia in relazione alle persone che alle situazioni. Cerco il più possibile di essere in una condizione di ascolto di ciò che mi circonda.

Le cose che nessuno sembra notare mi hanno sempre incuriosita. Leggo molto, i libri sono stati i primi ispiratori del mio immaginario. Guardo molti film e corti. Sono anche molto incuriosita da mondi e prospettive molto lontane da me, la sperimentazione provoca la tensione verso altro e amplia il pensiero. Ogni visione è una possibile fonte di ragionamenti nuovi da approfondire.

 

Marta Viola
Che cos’è per te l’identità?

Definizione. Illusione. Ciò in cui crediamo di riconoscerci, in realtà scopriamo un po’ alla volta chi siamo e ci autodeterminiamo continuamente fino all’ultimo giorno in vita.

Siamo molto più plastici, anche emotivamente, di quanto pensiamo. Ritengo l’identità essere l’aderenza al proprio sentire, in rapporto continuo con il mondo in cui siamo immersi. Credo abbia molto a che fare con il concetto di umanità, ci rende sensibili e vulnerabili e quindi anche in movimento verso l’incontro con l’altro, oltre che con noi stessi.

E come il mezzo fotografico può raccontarla?

Il mezzo fotografico è una possibilità. La fotografia è un indizio, apre strade e formula interrogativi. Non riesco a vedere l’immagine come qualcosa di definitivo e statico, sebbene la fotografia sia bidimensionale e abbia molto a che fare con la conservazione e la memoria. Credo sempre sia capace di produrre astrazione, quindi oltre che fissare qualcosa serve a lanciare lo sguardo altrove, verso ciò che non si vede. Per me la produzione fotografica è come una risposta aperta alle domande che ci poniamo continuamente, a volte fino ad ossessionare la condizione umana.

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