Interviste

Phroom con Zapping the Archive chiama il fruitore a un’interazione giocosa con lo spazio

Phroom  è una piattaforma di ricerca internazionale per la fotografia e la video arte contemporanea.

Grazie a una continua indagine Phroom seleziona e presenta progetti da tutto il mondo delineando, attraverso il suo archivio, mostre, progetti curatoriali ed editoriali, il profilo di un panorama che vede la ricerca fotografica e la videoarte come protagoniste di una continua evoluzione linguistica e culturale.

Per Insight Foto Festival PHROOM esporrà un’opera-video frutto di una selezione di immagini provenienti dai propri archivi.

Una selezione di autori, accostati fra loro, a cui è stata data la possibilità di esprimere la propria ricerca artistica e al contempo di essere parte di una coralità per definire un territorio tematico a cui far riferimento.

Phroom
Come nasce il vostro progetto e in che modo lo svilupperete al Festival?

Zapping the Archive nasce da un processo di osservazione e selezione applicato all’archivio di PHROOM. Restituisce infatti una selezione eterogenea che si propone di sottolineare lavori di autori che hanno una posizione distinta ed una particolare autonomia linguistica, come progetti che restituiscono connotati emblematici del panorama visivo contemporaneo.


Il progetto curatoriale, immagine di un momento dell’archivio, è pensato per essere aggiornato e riproposto in diverse modalità espositive nonché in differenti luoghi e contesti (Getxo Photo, Odesa Photo Days..).


Per Insight Foto Festival, Zapping the Archive sperimenta una nuova veste, chiamando il fruitore ad un’interazione giocosa con lo spazio e la selezione proposta, in un percorso di scoperta.

Ci potreste dare un’anticipazione sulla vostra opera-video?

La migliore anticipazione è forse lo statement stesso di Zapping the Archive:

In un mondo viziato dalla grammatica della comunicazione digitale e dai rapporti neoliberistici di produzione che vogliono tutto capace di essere condiviso e consumato sempre più velocemente, cresce il sospetto che il linguaggio fotografico vada sempre più perdendo la capacità di riferire autonomie linguistiche e posturali, nutrendo l’impressione di un imminente scomparsa della figura dell’altro e delle sue immagini ed espressioni.

Questo rende una riflessione rispetto all’opera di censimento, selezione, archiviazione e fruizione operata dalle nuove piattaforme di ricerca emergenti un soggetto interessante per valutare ed eventualmente riconoscere le istanze di questo sospetto.

Dispiegando un interesse ad esporre un osservazione così proposta, PHROOM espone una selezione di immagini dai propri archivi, una scelta di autori ad ognuno dei quali, accostato ad altri, viene affidata la possibilità di riferire tanto un autonomia linguistica quanto al contempo la capacità di costituire con i suoi segni parte attiva di una voce corale in grado di tratteggiare un territorio tematico, disciplinare ed estetico, a cui far riferimento per intercettare le istanze più urgenti dell’espressione linguistica contemporanea in ambito visivo.

Phroom
Che cosa rappresenta l’identità e in che modo l’avete sviluppata all’interno del Festival?

Il nostro contributo al Festival ha una propria autonomia curatoriale, strettamente legata all’identità di PHROOM nonché al suo operare.

Si propone infatti di restituire progetti tra loro eterogenei: ciascuno dei quali si muove a partire da prospettive geografico-culturali distinte, sollevando riflessioni di natura differente.

Zapping the Archive si muove quindi a partire da una indagine sull’aspetto identitario legato alla natura dell’archivio, e dalla proposta impegnata di quest’ultimo nel delineare e restituire apertamente coordinate dell’espressione linguistica visiva.

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