Liceo Artistico “Angelo Frattini”

La classe partecipante al progetto è la 3F (anno scolastico 2025-2026) a indirizzo audiovisivo e multimediale del Liceo Artistico “Angelo Frattini”.
La nostra scuola coniuga l’apprendimento delle discipline comuni a tutti i licei all’acquisizione di conoscenze e competenze specifiche afferenti all’area dell’espressione artistica e della comunicazione visiva. L’indirizzo Audiovisivo e Multimediale, in particolare, approfondisce gli aspetti storici, estetici, concettuali, espressivi e funzionali che caratterizzano i linguaggi e le tecniche della comunicazione visiva, audiovisiva e multimediale ed è finalizzato a sviluppare nello studente le competenze necessarie per dare espressione alla propria creatività e capacità progettuale in tali ambiti.

www.artisticovarese.edu.it

L’abito che abito (2026)

Il progetto ruota intorno a tre direttrici fondamentali, che, pur apparentemente differenti tra loro, interpretano tutte il tema “abito” principalmente nella sua accezione di “abitare”. Un primo gruppo di alunni ha cercato di rappresentare visivamente il bisogno fondamentale che ha ciascuno di noi di trovare un proprio posto nel mondo: di abitare, cioè, un luogo e renderlo veramente suo. Lo ha fatto attraverso delle immagini nelle quali la figura umana è paradossalmente assente, sostituita invece da oggetti, vestiti e altre cose quotidiane, le quali, svuotate di ogni loro banale funzionalità, diventano improvvisamente contenitori colmi di sogni, memorie e affetti. Un secondo gruppo di studenti ha focalizzato lo sguardo su come le persone vivono le loro relazioni, tramite scatti in cui vengono raffigurate scene di amicizia o di amore, colte nella loro spontaneità. I rapporti che costruiamo ogni giorno con le persone a noi care, infatti, possono essere considerate come delle dimore interiori, nelle quali, un po’ come quando entriamo all’interno delle nostre mura domestiche, possiamo sentirci davvero liberi di essere noi stessi, senza bisogno di fingere. Un terzo gruppo, infine, ha posto criticamente l’attenzione su come “abitiamo” noi stessi, tramite fotografie che, in maniera ironica e leggera, provano a rappresentare i nostri futili tentativi, ogni tanto, di travestirci come qualcosa che in realtà non ci rappresenta, per mimetizzarci in un ambiente a cui, in fondo, non sentiamo di appartenere veramente. Ciò è stato rappresentato visivamente attraverso degli scatti realizzati in studio, dove vengono raffigurati degli oggetti, naturali e artificiali, travestiti comicamente con elementi presi in prestito da diversi contesti.
Prev project Next project