IPC Einaudi

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Il progetto è firmato dagli studenti del triennio (a.s. 2025-2026) dell’indirizzo Servizi Culturali e dello Spettacolo dell’IPC Einaudi.

Nel dare forma al tema ABITO, i ragazzi hanno unito fotografia e audiovisivo in un percorso visivo dalla doppia anima. Da un lato, le opere sono una potente forma di espressione individuale: attraverso la fluidità del velo nella vasca o la frammentazione dei collage, ogni autore esplora la vulnerabilità della propria identità e della propria pelle. Dall’altro, la ricerca sfocia in una narrazione sociale e collettiva: nell’immagine poetica delle case che prendono il volo, gli studenti danno voce a un bisogno condiviso di libertà e riscatto.

Dal velo privato al volo collettivo, gli studenti dell’Einaudi utilizzano l’obiettivo per abitare il presente, legando intimamente la ricerca del sé alla scoperta dell’altro.

 

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Ecdysis - La pelle che abito (2026)

Cosa definisce il confine tra chi siamo e lo spazio che occupiamo? Il nostro progetto esplora l’“abito” come veste identitaria e architettura vissuta. Il titolo scelto, Ecdysis – la muta biologica degli insetti e dei rettili –, evoca la necessità vitale di abbandonare un vecchio involucro per ridefinire la nostra presenza nel mondo.

Il viaggio comincia da una dimensione amniotica alterata dalle leggi della prospettiva ribaltata e ispirata a Philippe Ramette. Immersa in una vasca che sfida la gravità ordinaria, una figura è avvolta da un velo fluido: un grado zero del vestito che custodisce l’identità in potenza. Ma l’ingresso nel mondo è un trauma: l’essere strappati fuori avviene con violenza e quel primo abito ideale si lacera, costringendoci a rivestirci delle maschere sociali necessarie alle circostanze.

Da questa ferita l’identità si frammenta attraverso il gioco. Citiamo il capolavoro di Almodóvar, “La pelle che abito”, ma ne ribaltiamo l’atmosfera cupa. Attraverso ritratti collage dall’anima ironica e Dada, destrutturiamo il volto in piani sovrapposti. L’io smette di essere una prigione: diventa una scomposizione giocosa in cui le pareti sembrano quasi “indossare” le persone, scardinando il ritratto classico con un sorriso dissacrante.

Il rifiuto delle gabbie della realtà si estende infine allo spazio. Ispirandoci al realismo magico del capolavoro di De Sica “Miracolo a Milano”, le nostre mura si staccano dalle fondamenta e fluttuano. Compiuta l’ecdisi, l’ambiente domestico si decontestualizza in un abito leggero che si solleva insieme a noi.

Ecdysis è la cronaca visiva di una metamorfosi interiore: un tentativo di esplorare e abitare i nostri confini per trovare la fessura sottile attraverso cui aprirli e renderli permeabili.

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