LIBEROTRANSITO: il corpo, lo spazio, l’incontro
Il nome “LIBEROTRANSITO” rimanda al concetto di movimento e passaggio, oltre che di cambiamento, ma cosa rappresenta per voi? Se doveste descrivervi con una sola frase, quale sarebbe?
Per noi LIBEROTRANSITO è in realtà un “luogo” di non appartenenza. È uno spazio di contaminazione artistica e progettuale dove in primo piano, però, vengono messi i rapporti umani e lo scambio personale. Non esiste una gerarchia, uno statuto e un manifesto proprio per renderlo un luogo di passaggio e di scambio.
Nelle vostre performance vengono spesso rappresentati posti non convenzionali. Cosa vi spinge a scegliere quei luoghi e quanto essi ispirano l’opera?
I luoghi non convenzionali sono per noi i più adatti alla ricerca e alla sperimentazione artistica. Sono ambienti marginali e di passaggio che rappresentano nitidamente gli intenti espressivi del collettivo e delle opere. Essi non influenzano il progetto iniziale ma rendono l’estetica e la poetica dei lavori più affine al nostro modo di concepire la rappresentazione delle performance.
Quando il corpo viene posto al centro dell’azione artistica, rivestendo un ruolo così cruciale, in che modo si ridefinisce il rapporto tra l’artista e la propria fisicità? Diventa un mezzo espressivo o il soggetto stesso della ricerca?
Il corpo è il medium ideale per rappresentare le nostre idee. Esso è al centro dell’azione artistica poiché permette di essere trasceso durante l’azione stessa diventando un mezzo di comunicazione effimero e illusorio ciò che dovrebbe rimanere è il messaggio che è il vero soggetto delle azioni.