Mirko Ostuni è nato nell’estate del 2003 in Puglia, una terra affascinante che fino a poco tempo fa non era ancora segnata dal turismo di massa. Ha iniziato a fotografare a quattordici anni, quando ha scoperto il mondo dello skate. Non essendo particolarmente incline a rischiare infortuni, trascorreva le giornate con i suoi amici filmando per ore i loro trick e scattando fotografie. In questo modo, quasi senza accorgersene, ha iniziato a documentare la propria vita attraverso quella delle persone e dei luoghi che lo circondavano.
Da allora, il suo interesse principale nella fotografia si concentra sulle tematiche giovanili, sulle scene musicali underground e su tutto ciò che vi orbita attorno. Di recente ha cominciato a interessarsi anche alla presenza della natura all’interno dei contesti antropizzati.
Four to the dirt (2025)
Nel corso dei secoli feste e riti collettivi hanno ricoperto un ruolo centrale nella vita delle persone, come veri e propri momenti di liberazione per condividere emozioni, celebrare eventi, dimenticare gli stenti quotidiani e sentirsi parte di una comunità.
Nel mondo moderno, la necessità di questi momenti di collettività non è scomparsa ed è, anzi, diventata più evidente, mentre sono cambiate le forme attraverso cui si manifesta: movimenti come quello dei Free Party (o Rave) sono diventati fenomeni di rivolta contro il sistema ma anche di ricerca di un senso di appartenenza. Quando ci si ritrova in un free party il confine tra singolo e gruppo sfuma e si diventa parte di una massa, una fusione di corpi che sperimenta forme di libertà collettiva lontana dalle norme statali e dai limiti socialmente imposti.
Four to the dirt vuole esplorare questi aspetti indagando come l’esperienza della festa, del rito, della musica “pizzicata” in Salento si siano evolute nella società postmoderna e cosa accomuni celebrazioni tradizionali legate alla terra, al lavoro e alla religione a manifestazioni collettive più contemporanee come i Rave.